作曲 : Wolfgang Amadeus Mozart
SCENA QUINDICESIMA
Luogo chiuso in forma di sepolcreto, con diverse statue equestri, tra le quali quella del Commendatore.
Don Giovanni, poi Leporello.
DON GIOVANNI: ridendo entra pel muretto
Ah, ah, ah, questa è buona,
or lasciala cercar; che bella notte!
È più chiara del giorno, sembra fatta
per gir a zonzo a caccia di ragazze.
È tardi?
guardando l'orologio Oh, ancor non sono
due della notte; avrei
voglia un po'di saper come è finito
l'affar tra Leporello e Donna Elvira,
s'egli ha avuto giudizio!
LEPORELLO: Si affaccia al muretto Alfin vuole ch'io faccia un precipizio.
DON GIOVANNI: (È desso.) Oh, Leporello!
LEPORELLO: dal muretto Chi mi chiama?
DON GIOVANNI: Non conosci il padron?
LEPORELLO: Così non conoscessi!
DON GIOVANNI: Come, birbo?
LEPORELLO: Ah, siete voi? Scusate.
DON GIOVANNI: Cosa è stato?
LEPORELLO: Per cagion vostra io fui quasi accoppato.
DON GIOVANNI: Ebben, non era questo
un onore per te?
LEPORELLO: Signor, vel dono.
DON GIOVANNI: Via, via, vien qua,
Che belle cose ti deggio dir.
LEPORELLO: Ma cosa fate qui?
DON GIOVANNI: Vien dentro e lo saprai:
diverse storielle
che accadute mi son da che partisti,
ti dirò un'altra volta: or la più bella
ti vo'solo narrar.
LEPORELLO: Donnesca al certo.
Rende il cappello e il mantello al padrone e riprende quelli che aveva cambiati con lui.
DON GIOVANNI: C'è dubbio? Una fanciulla,
bella, giovin, galante,
per la strada incontrai; le vado appresso,
la prendo per la man, fuggir mi vuole;
dico poche parole, ella mi piglia,
sai per chi?
LEPORELLO: Non lo so.
DON GIOVANNI: Per Leporello.
LEPORELLO: Per me?
DON GIOVANNI: Per te.
LEPORELLO: Va bene.
DON GIOVANNI: Per la mano
essa allora mi prende.
LEPORELLO: Ancora meglio.
DON GIOVANNI: M'accarezza, mi abbraccia:
Caro il mio Leporello!
Leporello, mio caro! Allor m'accorsi
ch'era qualche tua bella.
LEPORELLO: (Oh maledetto!)
DON GIOVANNI: Dell'inganno approfitto; non so come
mi riconosce, grida; sento gente,
a fuggire mi metto, e pronto pronto
per quel muretto in questo loco io monto.
LEPORELLO: E mi dite la cosa
con tanta indifferenza?
DON GIOVANNI: Perché no?
LEPORELLO: Ma se fosse costei stata mia moglie?
DON GIOVANNI: ridendo forte
Meglio ancora!
LA STATUA:Di rider finirai pria dell'aurora!
DON GIOVANNI: Chi ha parlato?
LEPORELLO: estremamente impaurito Ah! qualche anima
sarà dell'altro mondo,
che vi conosce a fondo.
DON GIOVANNI: Taci, sciocco!
Chi va là?
LA STATUA:Ribaldo, audace!
Lascia a' morti la pace!
LEPORELLO: tremando Ve l'ho detto!
DON GIOVANNI: Sara qualcun di fuori
che si burla di noi!
con indifferenza e sprezzo Ehi, del COMMENDATORE: non è questa la statua? Leggi un poco
quella iscrizion.
LEPORELLO: Scusate...
non ho imparato a leggere
ai raggi della luna.
DON GIOVANNI: Leggi, dico!
LEPORELLO: leggendo
«Dell'empio che mi trasse al passo
estremo qui attendo la vendetta…» Udiste? Io tremo!
DON GIOVANNI: O vecchio buffonissimo!
Digli che questa sera
l'attendo a cenar meco!
LEPORELLO: Che pazzia ! Ma vi par?... Oh Dei, mirate,
che terribili occhiate - egli ci dà!
Par vivo! Par che senta... E che voglia parlar!
DON GIOVANNI: Orsù, va là!
O qui t'ammazzo, e poi ti seppellisco!
LEPORELLO: Piano, piano, signore, ora ubbidisco.